Donald Trump, primo esponente del trumpismo, è il nuovo presidente degli Stati Uniti al termine di un’elezione molto intensa che ha mobilitato e polarizzato centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Osteggiato dalla quasi totalità dei media, deriso da molti esperti, combattuto dal suo stesso partito, Trump è riuscito ad emergere in una vittoria senza precedenti. Com’è potuto succedere? Cosa cambia per il futuro?

Per capire l’ascesa di Donald Trump, bisogna rendersi conto che il nuovo presidente ha dato voce a un movimento popolare che già esisteva. Alcuni lo hanno chiamato trumpismo. In generale si tratta di un movimento sorto dalla base con forti radici sociali che si fonda sui valori pro-vita e pro-indipendenza della comunità cristiana, sia bianca sia di colore, e su una componente importante della comunità ebraica. Ci sono molte altre componenti che entrano i gioco e che hanno contribuito al suo successo, alcune delle quali chiaramente economiche e politiche. Tuttavia i principi del “trumpismo” non sono nati con Donald Trump, ma sono stati da lui tradotti in una forma facilmente comprensibile e capace di raccogliere vasti consensi.

La “filosofia” di Nassim Nicholas Taleb e le basi del trumpismo

Sembra paradossale citare un intellettuale tra le fonti primarie del trumpismo. Eppure Nassim Taleb è uno degli ispiratori primari del modello di pensiero sposato dai sostenitori di Donald Trump. Di particolare importanza un suo breve saggio che porta il titolo “The Intellectual Yet Idiot“, che traduciamo integralmente nel seguito di questo articolo prendendolo da “Skin in the Game“.

Abbreviato in IYI, il saggio è diventato la bandiera di chi vuole un approccio pragmatico alla politica, rifiuta le etichette e il “politically correct”, e vive nell’altra America. Vale a dire la stragrande maggioranza degli stati americani che hanno forti raduci culturali e che non condividono la realtà californiana oppure quella di New York.

Taleb non è un sostenitore di Trump e non è nemmeno un personaggio attivo politicamente. Nato in libano nel 1960, è diventato uno dei principali esperti statunitensi di statistica, di trading e di analisi del rischio. Uno dei suoi libri più famosi, The Black Swan, parla dell’impossibilità di prevedere eventi capaci di generare conseguenze gigantesche. Taleb ha vissuto la crisi mediorientale da vicino, durante la sua infanzia in Libano dove suo nonno era un parlamentare osteggiato dal padre dell’attuale premier siriano. Conosce quindi da vicino realtà politche molto fluide e capaci di evolversi in situazioni impreviste e imprevedibili. E’ stato una delle poche persone che avevano previsto la possibile elezione di Trump e che ne aveva minimizzato i rischi.

Newt Gingrich, politico americano di lunga data e consulente chiave nella campagna elettorale di Donald Trump, ha indicato nel saggio IYI (The Intellectual Yes Idiot) una delle basi fondamentali del trumpismo. Leggiamone la traduzione che ho preparato per voi.

“Intellettuali eppure idioti” di Nassim Taleb

“Ciò che abbiamo visto in tutto il mondo, dall’India alla Gran Bretagna agli Stati Uniti, è una ribellione contro una cerchia ristretta di giornalisti e di altri personaggi ben informati oppure di “impiegati” che definiscono politiche senza avere alcun coinvolgimento personale nelle stesse (skin in the game).

Si tratta di una classe paternalistica di esperti semi-intellettuali con un’etichetta formativa proveniente dalla Ivy League (le 8 università più famose negli USA), da Oxford-Cambridge o da qualche altra istituzione accademica comparabile e che ci dicono 1) che cosa fare, 2) che cosa mangiare, 3) come parlare, 4) come penare… e 5) per chi votare.

Il problema è che l’orbo sta seguendo il cieco: questi personaggi che si autodefinicscono membri dell’intellighenzia non potrebbero trovare una noce di cocco nell’Isola del Cocco, vale a dire che non sono abbastanza intelligenti da poter definire cosa sia l’intelligenza e perciò finiscono in circoli viziosi – ma la loro principale abilità consiste nel superare esami scritti da persone come loro.

Con i saggi di psicologia che replicano la realtà in meno del 40% dei casi, con consigli dietetici che si sono ribaldati dopo 30 anni di terrore dei grassi, con le analisi macro-economiche che funzionano peggio dell’astrologia, con la nomina di Benranke che non aveva la più pallida idea dei rischi a cui andava incontro, con i test farmaceutici che si dimostrano validi al massimo una volta su tre, le persone hanno tutte il diritto di basarsi sul proprio istinto ancestrale e di ascoltare le proprie nonne (oppure Montaigne e altra conoscenza classica dello stesso tipo) che hanno dimostrato di essere più nel giusto rispetto a questi idioti incaricati di fare politica.

Nelle loro menti lo scientismo è più vero della scienza autentica

Sicuramente possiamo vedere che questi burocrati-accademici, che si sentono autorizzati a gestire le nostre vite, non sono nemmeno rigorosi in quel che dichiarano sia che si parli di statistiche mediche sia che si parli di politica. Non sanno distinguere la scienza dallo scientismo (eccessiva e cieca fiducia posta nell’efficacia delle scienze materialistiche quando usate nell’esaminare l’uomo e le sue società anche quando ciò non produce risultati). Di fatto nelle loro menti lo scientismo sembra essere molto più scientifico della vera scienza.

L’intellettuale eppure idiota è un prodotto dei tempi moderni perché la sua presenza si è sviluppata rapidamente nella metà del ventesimo secolo, per raggiungere il suo massimo ai giorni nostri. Insieme alla grande categoria di persone che non hanno nessun coinvolgimento personale e nulla da perdere (skin in the game) che ha invaso ogni aspetto dell’esistenza. Perché? Semplicemente, nella maggior parte delle nazioni, il governo ha assunto un ruolo è che dalle cinque alle dieci volte maggiore di quanto non fosse un secolo fa (espresso in termini di percentuale del prodotto interno lordo).

Si tratta di una piccolissima maggioranza

L’intellettuale eppure idiota sembra essere ovunque nella nostra vita eppure si tratta solo di una piccolissima minoranza e di raro lo si incontra all’esterno dei media, delle università, dei think tank (gruppi di esperti), e di altre piattaforme di propaganda specializzate. La maggior parte delle persone hanno un lavoro vero e non ci sono molti posti disponibili per l’intellettuale eppure idiota.

Guardatevi dal semi-erudito che pensa di essere erudito. E’ incapace di riconoscere naturalmente i sofismi (i ragionamenti ingenosi concepiti per portarci a credere cose che in realtà sono false – aborriti dal trumpismo).

L’itellettuale eppure idiota inventa patologie per etichettare le azioni altrui che egli non comprende senza mai rendersi conto che è la sua capacità di comprendere a poter essere limitata. Egli crede che le persone dovrebbero agire in base ai loro migliori interessi e che tali interessi sono noti solo a lui, sopratutto se stiamo parlando dei “contadinotti” oppure dei sempliciotti dal linguaggio poco forbito che hanno votato per Brexit.

Democrazia o populismo a seconda del parere degli “esperti”

Quando i plebei fanno qualcosa che ha senso per loro ma non per lui, egli usa il termine “illetterati”. Ciò che noi consideriamo in generale “partecipazione al sistema politico”, egli lo identifica con due termini separati: “democrazia” quando soddisfa i suoi interessi, e “populismo” quando i plebei osano votare in modo diverso dalle preferenze da lui espresse.

Laddove le persone ricche credono che si dovrebbe disporre di un voto per ogni euro del proprio patrimonio, laddove gli umanisti credono che ci debba essere un voto per persona, laddove la Monsanto crede che ci dovrebbe essere un voto per ogni lobbista, l’intellettuale eppure idiota pensa che sono quelli come lui dovrebbero avere il diritto di votare, il che include anche chi ha frequentato altre università elitarie straniere che devono necessariamente far parte del club.

In termini di vita sociale, l’intellettuale eppure idiota è abbonato a The New Yorker. Non dice mai parolacce su Twitter. Parla di “equaglianza tra le razze” e di “eguaglianza economica”, ma non è mai uscito per farsi una bevuta con un tassista appartente a una minoranza etnica (di nuovo non ha nessun coinvolgimento personale poiché il concetto stesso di essere personalmente coinvolti gli è completamente estraneo – l’opposto del trumpismo).

Chiunque non sia d’accordo è mentalmente malato

Gli inglesi sono stati presi per il naso da Tony Blair. Il moderno intellettuale eppure idiota ha partecipato di persona a più di una TEDx talk oppure ne ha guardate più di due su Youtube. Non soltanto ha votato per Hillary Monsanto-Malmaison perché sembrava idonea per essere eletta o in base a qualche altro ragionamento circolare, ma crede pure che chiunque non lo abbia fatto sia mentalmente malato.

L’intellettuale eppure idiota ha una copia dell’edizione rilegata di The Black Swan nella sua libreria, ma confonde l’assenza di evidenza con l’evidenza dell’assenza. Crede che gli organismi geneticamente modificati siano una “scienza”, che la “tecnologia” non sia diversa dai sistemi riproduttivi convenzionali, il tutto come risultato della sua prontezza nel confondere la scienza con lo scientismo.

Finora ha avuto torto e ne fa un punto di forza

Di solito l’intellettuale eppure idiota riesce a comprendere correttamente gli effetti di una logica di primo livello, ma è incapace di comprendere quelli di una di secondo livello (o superiore) il che lo rende del tutto incompetente nei domini complessi. Nel comfort della sua villa con garage doppio nella periferia di una grande città, ha sostenuto a gran voce la necessità di “rimuovere” Geddafi perché era un “dittatore”, senza rendersi conto che le rimozioni hanno conseguenze (ricordatevi che non ha nessun coinvolgimento personale nella cosa e perciò non ne pagherà le conseguenze).

Storicamente, l’intellettuale eppure idiota ha avuto torto riguardo allo stalinismo, al maoismo, agli organismi geneticamente modificati, all’Iraq, alla Libia, alla Siria, alle lobotomie, alla pianificazione urbanistica, alle diete a basso contenuto di carboidrati,  alle macchine per il fitness, alle teorie comportamentali, al freudianismo, alla teoria dei portafogli finanziari, eccetera, ma è convinto che la sua posizione attuale sia giusta.

Misura le parole perché sono la sua chiave per far parte del “club”

L’intellettuale eppure idiota si iscrive ai club che offrono privilegi di viaggio; se si occupa di scienze sociali usa le statistiche senza capirne la provenienza; quando si trova nel Regno Unito va ai festival letterari; beve vino rosso con la carne (mai bianco); era solito credere che i grassi facessero male e ora crede il contrario; studia la grammatica prima di parlare una nuova lingua; ha un cugino che ha lavorato con qualcuno che conosce la Regina; non si è mai ubriacato in compagnia di un russo;  non conosce nemmeno la differenza tra pseudointellettuale e intellettuale in mancanza di conseguenze personali; negli ultimi cinque anni ha menzionato almeno due volte le parole “meccanica quantistica” durante una conversazione che non aveva nulla a che vedere con la fisica.

Sa in ogni dato istante che effetto le sue parole possono avere sulla sua reputazione.

Ma un elemento distintivo ancora più importanteche ce lo fa riconoscere: non fa nemmeno sollevamento pesi.

Postscriptum dell’autore in chiusura

Dalle reazioni a questo articolo, ho scoperto che l’intellettuale eppure idiota fa fatica, nel leggere, a differenziare tra il letterale e il satirico.

Post-postscriptum

L’intellettuale eppure idiota crede che questo articolo di critica nei suoi confronti significhi che “tutti sono degli idioti”, ma non si rende conto che il suo gruppo rappresentza, come abbiamo detto, una minoranza minuscola – ma non crede che il suo diritto a restare com’è debba essere messo in discussione e benché tratti il resto della razza umana come inferiore, non ha piacere quando la canna dell’acqua viene puntata nella direzione opposta”.

La ribellione di tutti gli altri

Personalmente trovo questo saggio molto calzante. Al di là della retorica dei mass media, è importante capire le vere radici del trumpismo. Sono queste radici che hanno portato Donald Trump alla vittoria e ispirato la formazione del suo gabinetto. Sono questi concetti che governeranno i primi cento giorni di presidenza e i quattro anni a seguire.

Il trumpismo è un movimento basato sulla voglia di risultati tangibili e immediati. Un netto rifiuto di una classe politica che ha preso decisioni “negli interessi della gente” senza doverne mai pagare le conseguenze.

Non siamo in grado di dire se il nuovo presidente avrà successo, ma di sicuro questa è una fotografia autentica di quel che sta succedendo nella cultura americana. La convividiamo con voi insieme a un auguro di uno splendido nuovo anno.

Roberto Mazzoni

La traduzione del saggio The Intellectual Yet Idiot è stata realizzata da me. Potete riprenderne brani, a condizione di inserire un link a questo articolo.

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