L’intervista al consolato USA rapresenta il momento più delicato per chi ha fatto richiesta di un visto. Dura pochi minuti e il funzionario dall’altra parte del vetro deve decidere se concedervi o meno il visto che chiedete basandosi su poche informazioni.

Come descritto ampiamente nel video abbinato a questo articolo, l’elemento più importante dell’intervista è quello che direte voi e come lo direte. Gli Stati Uniti concedono 10 milioni di visti ogni anno. Questo significa che 10 milioni di persone devono essere viste da a un gruppo ristretto di funzionari in tutto il mondo.

Ciascun funzionario deve valutare decine e, a volte, anche centinaia di persone in un solo giorno. Dispone quindi di pochissimo tempo per studiare la situazione di ciascuno. E’ raro che abbia tempo di studiare la vostra documentazione prima dell’intervista. Ed è altrettanto raro che si disposto a vedere documenti durante l’intervista.

La prima impressione è quella che conta

L’addetto consolare deve capire chi siete nell’arco di tre o quattro minuti. Vi porrà domande in relazione al visto che avete chiesto e deciderà se fidarsi di voi sulla base del vostro atteggiamento e del modo in cui rispondete.

Di fronte all’immigrazione, voi siete colpevoli fino a prova contraria. Vale a dire che il funzionario deve dare per scontato che voi stiate cercando di immigrare illegalmente negli Stati Uniti.

Dovete essere voi a convincerlo del contrario e dovrete farlo in brevissimo tempo. Come dite le cose è più importante di quel che dite. Due persone diverse che dicano esattamente le stesse cose possono ottenere risposte differenti.

Uno dei modi migliori per affrontare l’intervista è di prepararsi prima. Dite a voce alta, magari davanti a un amico, quel che pensate di rispondere. Documentatevi sul tipo di visto che volete chiedere. Capite quali sono le regole relative e quali potrebbero essere le domande.

Troverete una montagna di informazioni nei nostri video. Una volta che avrete definito cosa dire, esercitatevi nel dirlo fino a che sarete fluidi e scorrevoli.

Roberto Mazzoni