Le ambasciate statunitensi in tutto il mondo hanno da poco ricevuto istruzioni che creano nuovi ostacoli nella concessione dei visti per gli USA. In particolare, si richiede un esame molto più approfondito di chiunque abbia avuto contatti con una delle nazioni coinvolte nel terrorismo.

Queste nuove regole non influenzano la concessione e l’uso dell’ESTA (Electronic System for Travel Authorization). Ma sicuramente hanno un impatto sulla richiesta di un visto B2 e di qualsiasi altro visto.

Sono un’evoluzione del bando degli accessi da sette nazioni pubblicato in gennaio dal presidente Donald Trump. In tale bando, che è temporaneamente sospeso, si richiedeva di sospendere per 90 l’ingresso negli USA dai seguenti paesi:

  • Siria
  • Libia
  • Somalia
  • Sudan
  • Yemen
  • Iran
  • Iraq

Si tratta di nazioni considerate ad alto rischio di terrorismo e incapaci di fornire informazioni attendibili sui propri abitanti. L’Iraq è stato in seguito rimosso dalla lista delle nazioni bandite in una versione rivista del bando pubblicata in marzo. Anche quest’ultima è stata sospesa, ma ciò non impedisce ai funzionari consolari di aumentare i controlli su chiunque provenga da tali paesi.

L’effetto sui cittadini italiani e il “vetting” estremo

Qualsiasi cittadino italiano abbia viaggiato o soggiornato in uno dei sette paesi elencati sopra o in qualsiasi altra nazione considerata a rischio, dovrà sottoporsi a verifiche aggiuntive. Tali verifiche sono state definite “vetting estremo” nella documentazione consolare e prevedono la raccolta di numerose informazioni aggiuntive.

Il vetting estremo non modifica la procedura di concessione del visto già in uso, ma semplicemente aggiunge molte più domande e allunga considerevolmente i tempi.

A chiunque sia sospettato di essere stato collegato a una nazione che ospita terroristi, i funzionari consolari dovranno chiedere le informazioni che seguono:

  • tutti i viaggi condotti negli ultimi 15 anni
  • gli indirizzi di residenza degli ultimi 15 anni
  • i datori di lavoro e le mansioni svolte negli ultimi 15 anni
  • tutti i numeri di telefono utilizzati negli ultimi 5 anni
  • gli indirizzi di email e qualsiasi profilo social media utilizzato negli ultimi 5 anni
  • i numeri dei passaporti precedenti (scaduti)
  • il nome di qualsiasi figlio, coniuge, fratello o sorella

Al fine di raccogliere queste informazioni, il funzionario consolare è autorizzato a posticipare l’intervista per la concessione del visto. Di conseguenza, se il candidato non dispone delle informazioni immediatamente, la procedura potrebbe richiedere mesi anziché settimane.

Controllo attento dell’attività sui social media

Uno degli aspetti importanti è il controllo di quel che la persona ha scritto e pubblicato sui social media. Ciò include Facebook, Twitter, Youtube, Instagram e qualsiasi altra piattaforma. Questo tipo di controllo sta diventando comune anche nelle richieste normali di visto.

I funzionari consolari utilizzano la vostra attività online per determinare se state dicendo la verità oppure no. Di conseguenza, riesaminate con attenzione tutto quello che avete pubblicato prima di presentare una domanda di visto.

Qualsiasi informazione incongruente verrà usata contro di voi. Tra l’altro, il controllo del profilo social media può essere eseguito anche alla frontiera durante l’intervista di ammissione. Ad esempio, se state viaggiando con un visto turistico oppure con un ESTA e avete pubblicato su Facebook le foto della vostra fidanzata americana, potreste trovarvi con una sorpresa spiacevole.

Roberto Mazzoni